Cosa dicono i newyorkesi sui primi 100 giorni di Mamdani

A poco più di tre mesi dall’insediamento a City Hall, il primo bilancio politico del sindaco di New York Zohran Mamdani restituisce un quadro composto da segnali di consenso abbastanza diffuso, ma scompare l’effetto “luna di miele”. Il dato emerge da un sondaggio del Marist Institute for Public Opinion, tra i primi rilevamenti indipendenti sulla sua amministrazione dopo l’ingresso in carica il 1° gennaio. Su un campione di 1.454 adulti, con margine di errore di ±3,3 punti percentuali, il 48% degli intervistati approva il lavoro del sindaco, mentre il 30% lo disapprova. È un risultato inferiore al 61% registrato da Eric Adams nello stesso periodo del suo mandato nel 2022, ma in linea con l’avvio di Bill de Blasio nel 2014.

Oltre il giudizio sull’operato, il 56% dei newyorkesi ritiene che New York stia andando nella direzione giusta, un dato in netto aumento rispetto al 31% registrato nell’ottobre precedente. Più del 60% degli intervistati descrive Mamdani – 34 anni, esponente dell’ala democratico-socialista e tra i sindaci più giovani nella storia recente della città – come una figura impegnata, capace di leadership e consapevole delle criticità dei cinque borough. Tuttavia, questa valutazione personale positiva non si traduce ancora pienamente in un giudizio sull’efficacia amministrativa.

Circa due terzi degli intervistati approvano la gestione delle due principali tempeste di neve dell’inverno, un test operativo rilevante per una città che storicamente misura l’efficienza del governo locale su servizi essenziali come la pulizia delle strade e la raccolta dei rifiuti. Il sindaco ha impostato la propria comunicazione proprio su questo piano, puntando su interventi quotidiani – manutenzione urbana, gestione delle emergenze – anche per rispondere alle critiche iniziali sulla sua limitata esperienza manageriale. Allo stesso tempo, circa il 60% dei cittadini ritiene che stia mantenendo le promesse elettorali, almeno nella fase iniziale del mandato.

Sul piano politico, uno dei passaggi più osservati riguarda il rapporto con il presidente Donald Trump. Dopo una campagna elettorale caratterizzata da toni particolarmente aspri, Mamdani ha adottato un approccio più pragmatico nei confronti della Casa Bianca, scelta che il 59% degli intervistati considera adeguata. Una minoranza lo giudica troppo vicino (12%) o non abbastanza collaborativo (26%). È un equilibrio che, finora, ha contribuito a evitare lo scontro diretto su dossier sensibili come i finanziamenti federali alla città, e ha aperto alla possibilità di collaborazioni su progetti infrastrutturali, tra cui un piano abitativo nel Queens.

Resta però una base elettorale ancora parzialmente consolidata: il sindaco mantiene un indice di gradimento personale del 55%, contro il 33% di opinioni negative, ma fatica a penetrare tra gli elettori che non lo avevano sostenuto. È fortemente sfavorito tra i repubblicani e registra dati negativi anche tra gli indipendenti. Il consenso è invece più alto tra i giovani, tra gli elettori liberal e nella comunità afroamericana. Nei prossimi mesi, il banco di prova sarà soprattutto politico ed economico: le trattative di bilancio con lo Stato di New York e il Consiglio comunale definiranno se l’amministrazione riuscirà a finanziare le proprie priorità – come l’espansione del childcare gratuito concordata con la governatrice Kathy Hochul – o dovrà ricorrere a misure meno popolari, come tagli alla spesa o aumenti fiscali.

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