Al Fancy Food di New York l’Italia è di casa

New York torna a riempirsi di sapori. Da oggi, domenica 28 giugno, e fino a martedì 30, il Jacob K. Javits Convention Center ospita il Summer Fancy Food Show, la più importante fiera del settore alimentare specializzato del Nord America. Per la città è un appuntamento di casa, il settantesimo, e ogni estate trasforma i padiglioni del Javits in un viaggio tra gusti e culture di mezzo mondo.

I numeri danno la misura dell’evento. Si parla di circa ottomila buyer attesi, quasi duemilacinquecento stand, oltre quaranta categorie di prodotto e ventiquattro padiglioni internazionali. L’anno scorso erano stati presentati più di novecento nuovi prodotti, e anche quest’anno la fiera si conferma il luogo dove il settore va a scoprire cosa arriverà sugli scaffali nei mesi successivi. Lo slogan scelto per l’edizione, “Find Your Fancy”, riassume bene lo spirito di una manifestazione fatta di assaggi, incontri e scoperte.

A organizzare il tutto è la Specialty Food Association, l’associazione no profit fondata a New York nel 1952 che riunisce produttori, distributori e venditori del cibo specializzato. Tra i protagonisti dietro le quinte c’è anche Universal Marketing, la realtà che da anni accompagna la presenza italiana alla fiera e che figura tra gli sponsor di questa edizione.

Quest’anno la rassegna cade in un momento speciale per la città, in piena Coppa del Mondo di calcio, al punto che gli stessi organizzatori hanno preparato indicazioni dedicate agli spostamenti durante il torneo. Una coincidenza che, per la comunità italiana e per tutti gli appassionati, aggiunge ai banchi della fiera l’atmosfera di un’estate newyorkese fuori dal comune.

Tra le tendenze al centro dell’edizione 2026 ci sono il benessere e una nuova attenzione al gusto, con categorie in crescita che vanno dagli snack ricchi di proteine alle bevande che mescolano dolce e piccante. Segnali di un mercato che cambia in fretta e a cui le aziende, italiane comprese, guardano per capire dove sta andando il palato americano.

All’inaugurazione il taglio istituzionale è arrivato dall’ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Marco Peronaci, che ha spostato l’attenzione dal palco ai banchi. «Il vero ambasciatore dell’Italia qui è il cibo», ha detto, ricordando come gli Stati Uniti siano il primo mercato non europeo in crescita per i prodotti italiani, con un export salito di quasi il quattro per cento nell’ultimo anno. Peronaci ha legato questo successo a un riconoscimento che l’Italia rivendica con orgoglio: nel 2025 la cucina italiana è stata iscritta nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’UNESCO. «Mi piace la parola intangibile, che vuol dire intoccabile», ha osservato. «Ma questo è il cibo che si tocca e si mangia, è dove ci ritroviamo tutti insieme».

A dare il benvenuto è stato Bill Lynch, presidente della Specialty Food Association, che ha aperto la settantesima edizione ringraziando l’Italia per una collaborazione che, per lui, dura da ventisei anni. «Ancora una volta l’Italia si è superata con questo bellissimo padiglione», ha detto, salutando le aziende arrivate dalle diverse regioni italiane, pronte a far scoprire ai buyer americani i loro prodotti.

Tra le istituzioni presenti c’era anche il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. In un punto stampa a margine, ha sottolineato la forza delle aziende italiane in un contesto internazionale complicato. «Le nostre imprese sono forti da sempre, sono bravissime, e hanno saputo resistere anche a un clima di instabilità», ha detto, parlando di un bilancio dell’export verso gli Stati Uniti che resta positivo nonostante l’incertezza legata ai dazi. Sul legame tra i due Paesi è stato netto: «Il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti è decisivo. Siamo Paesi liberi, abbiamo la democrazia come fondamento e valori comuni, e questo legame deve restare indissolubile».

Sul palco è salito anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, presenza fissa alla fiera. «Per noi è una grande occasione per promuovere la nostra regione e la nostra cultura», ha detto, rivendicando con un pizzico di campanilismo che «il Piemonte è la regione dove è nata l’Italia».

A dare un tocco di colore, e a ricordare l’altra grande passione italiana, c’era Christian Vieri, ex bomber della nazionale, ambasciatore d’eccezione in un’estate segnata dai Mondiali di calcio a cui l’Italia non si è qualificata. «La nostra partecipazione ai Mondiali è un po’ virtuale, ma almeno abbiamo il nostro campione», aveva scherzato l’ambasciatore Peronaci presentandolo.

Per tre giorni, insomma, New York si conferma capitale mondiale del cibo, e il Javits Center il posto dove le storie di chi produce incontrano chi quelle storie le porterà sulle tavole americane. Un racconto che, anche quest’anno, parla molto italiano.

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