La storia di Rega, dal cuore della Campania a New York

Da oltre sessant’anni, il nome Rega è legato a uno dei simboli più riconoscibili della tradizione gastronomica italiana: il pomodoro. Nata nel cuore della Campania, l’azienda ha trasformato una storia familiare in un marchio conosciuto ben oltre i confini italiani. In questa intervista, l’amministratore delegato Luigi Rega ripercorre il percorso che ha portato l’azienda a diventare un brand internazionale, le sfide dell’esportazione dei prodotti alimentari italiani, il rapporto con il consumatore americano e l’importanza di crescere senza perdere il legame con le proprie radici.

Quanto è importante nascere e crescere in una terra in cui il pomodoro non è semplicemente un prodotto, ma quasi una cultura?

Significa tutto. Per me il pomodoro non è mai stato soltanto un prodotto agricolo o un ingrediente. È qualcosa con cui sono cresciuto, qualcosa che faceva parte della vita quotidiana della mia famiglia, delle nostre estati, del lavoro nei campi, dello stabilimento e dei racconti di mio nonno e di mio padre.

Nascere in una terra come la nostra significa capire molto presto che il pomodoro è cultura, identità e memoria. In Campania, e in particolare nell’area in cui nasce il pomodoro San Marzano DOP, il pomodoro racconta la storia del territorio, delle mani che lo coltivano, dei sacrifici delle famiglie e del modo in cui il Sud Italia ha saputo trasformare la semplicità in eccellenza.

Io sono cresciuto dentro questa storia. Per me Rega non è mai stato soltanto un marchio: è il mio cognome, la mia famiglia, la mia responsabilità. Oggi, quando porto un prodotto Rega negli Stati Uniti, non sto semplicemente portando una lattina di pomodori. Sto portando una parte della nostra terra, della nostra cultura e del nostro modo di intendere il cibo.

Quanto il territorio e le tradizioni campane hanno formato l’identità del marchio Rega?

L’hanno formata completamente. Rega è nata a Striano, in provincia di Napoli, in un’area profondamente legata alla coltivazione del pomodoro e alla tradizione della conservazione. Il territorio non è stato soltanto il nostro punto di partenza: è ancora oggi il fondamento della nostra identità.

Il pomodoro San Marzano DOP non potrebbe esistere senza quella terra. Il suolo vulcanico, la presenza del Vesuvio, il microclima e il sapere agricolo tramandato di generazione in generazione rendono questo pomodoro unico. Siamo cresciuti con la convinzione che la qualità non si inventi in fabbrica. La qualità comincia prima, nel terreno.

Le tradizioni campane ci hanno insegnato una cosa molto importante: rispettare il prodotto. Non bisogna trasformarlo troppo e non bisogna mai sottrargli la sua vera natura. Bisogna preservarne il sapore, la dolcezza e il carattere naturale. Questa è sempre stata la filosofia della mia famiglia, ed è ancora oggi ciò che rende Rega riconoscibile.

A un certo punto avete capito che quella che era una tradizione familiare e locale poteva parlare anche al resto del mondo. Quando è avvenuto questo passaggio?

Credo che quel passaggio sia avvenuto gradualmente. All’inizio Rega era una storia profondamente locale e familiare, molto legata alla nostra terra. Mio nonno iniziò nel 1965 con una visione semplice ma forte: dare valore a ciò che la terra stava dando alla nostra famiglia.

Poi mio padre ebbe il coraggio di guardare oltre i nostri confini. Negli anni Novanta iniziò a portare i nostri prodotti negli Stati Uniti, in un periodo in cui parlare di autentico Made in Italy non era comune come oggi. Da ragazzo viaggiavo spesso con lui in America. Ricordo gli incontri, i ristoranti, i primi clienti e i primi chef che cominciavano a capire davvero il valore del pomodoro San Marzano.

È lì che ho capito che la nostra tradizione poteva parlare anche a persone lontane da noi. Perché quando un prodotto è autentico e porta con sé una storia vera, può arrivare a chiunque.

Gli americani non cercavano soltanto un buon pomodoro. Cercavano un legame con l’Italia, con Napoli, con una cultura del cibo fatta di famiglia, tavola e qualità.

Quale decisione ha trasformato Rega da azienda radicata nel territorio a marchio riconosciuto nei mercati internazionali?

Una delle decisioni più importanti è stata sicuramente costruire una presenza stabile negli Stati Uniti attraverso Rega USA. Ho fondato Rega USA nel 2010 perché sentivo che il mercato americano non poteva essere servito soltanto con esportazioni occasionali. Avevamo bisogno di mettere radici anche lì.

All’inizio è stata una sfida enorme. Ero quasi da solo, con tanta determinazione e con la responsabilità di continuare il lavoro che mio padre aveva iniziato. Ma sapevo che, per far crescere davvero il marchio, dovevamo essere presenti, ascoltare il mercato e incontrare chef, pizzaioli, distributori, famiglie e ristoratori.

Quella decisione ha cambiato tutto. Rega è diventata non solo un prodotto importato dall’Italia, ma un marchio presente, riconoscibile e vicino al consumatore americano. Oggi molte persone negli Stati Uniti conoscono Rega, conoscono la storia della famiglia, riconoscono il valore del nostro pomodoro San Marzano DOP e vedono il nostro marchio come un’espressione autentica dell’identità italiana.

Oggi i vostri prodotti arrivano sulle tavole di migliaia di famiglie negli Stati Uniti. Che effetto le fa pensare che un pomodoro coltivato in Campania venga usato nelle cucine di New York, Los Angeles o Chicago?

È una delle emozioni più grandi del mio lavoro. Pensare che un pomodoro nato nella nostra terra, coltivato in Campania e lavorato secondo la tradizione della mia famiglia, possa arrivare in una cucina di New York, Los Angeles, Chicago o di qualsiasi altra città americana è qualcosa di davvero speciale per me.

Mi fa pensare a quanto il cibo possa collegare mondi molto lontani tra loro. Una famiglia americana che apre una lattina di pomodori Rega per preparare una pasta, una pizza o un semplice sugo entra in contatto, anche senza saperlo, con una storia lunga quasi sessant’anni. Porta sulla propria tavola un pezzo di Sud Italia.

Questo mi dà orgoglio, ma anche un grande senso di responsabilità. Perché quando un prodotto porta il nome della tua famiglia, ogni lattina deve essere all’altezza della storia che rappresenta. Non possiamo permetterci di essere discontinui. Dobbiamo proteggere il rapporto di fiducia che abbiamo costruito con il consumatore americano.

Entrare nelle case americane è diverso dal servire il settore della ristorazione. Come è cambiato il vostro modo di raccontare il prodotto?

È cambiato molto. Nel settore della ristorazione ci si rivolge spesso a professionisti: chef, pizzaioli, buyer e distributori. Sono persone che conoscono il prodotto. Guardano alla resa, alla consistenza, al sapore, alla regolarità e al modo in cui il prodotto si comporta in cucina. Con loro il dialogo è tecnico, diretto e molto concreto.

Entrare nelle case significa parlare anche al cuore delle persone. I consumatori vogliono capire che cosa stanno comprando, da dove arriva il prodotto, chi c’è dietro e perché dovrebbero sceglierlo. Per questo il racconto è diventato ancora più importante.

Vogliamo spiegare che Rega non è solo un altro marchio sullo scaffale. È una famiglia, una tradizione, una storia nata vicino a Napoli e portata in America senza perdere la propria identità. Vogliamo che le persone capiscano che dietro quel pomodoro ci sono una filiera, una terra, una generazione che ha lavorato prima di noi e una nuova generazione che continua oggi a proteggere gli stessi valori.

Secondo lei, che cosa cerca oggi un consumatore americano quando sceglie un prodotto italiano? Tradizione, qualità o qualcosa di più?

Credo che cerchi tutte queste cose insieme. Oggi il consumatore americano è molto più attento rispetto al passato. Non basta più vedere una bandiera italiana su un’etichetta.

Le persone vogliono sapere se quel prodotto è davvero italiano, da dove viene, chi lo produce e quale storia rappresenta.

La qualità resta essenziale, naturalmente. Ma oggi la qualità da sola non basta. Servono autenticità. Serve coerenza. Serve una storia vera. Credo che Rega si sia posizionata con forza nel mercato americano perché non abbiamo costruito un’immagine artificiale. Abbiamo semplicemente raccontato chi siamo davvero.

Gli americani amano l’Italia, ma soprattutto amano l’Italia autentica: quella della famiglia, della cucina semplice, delle tradizioni regionali e dei prodotti fatti con cura. Nel nostro caso, trovano in Rega uno spirito napoletano autentico, un legame con il Sud Italia, con il pomodoro San Marzano DOP e con un’idea di cibo che non è solo consumo, ma cultura.

Quanto è difficile esportare un prodotto senza modificarne la natura? Dov’è l’equilibrio tra l’adattarsi a un mercato internazionale e il restare fedeli alle proprie origini?

È una delle sfide più difficili. Ogni mercato ha le sue regole, le sue abitudini e i suoi ritmi.

Gli Stati Uniti sono un mercato enorme, competitivo e molto veloce. Servono efficienza, disponibilità, logistica, servizio e comunicazione. Avere un buon prodotto non basta.

Il rischio, però, è cambiare troppo per cercare di piacere a tutti. Noi abbiamo sempre provato a fare il contrario: ascoltare il mercato americano, ma senza perdere mai la nostra identità. Possiamo adattare il modo in cui comunichiamo il prodotto, migliorare il packaging e costruire un sistema di distribuzione più moderno, ma il cuore del prodotto deve restare lo stesso.

Il San Marzano DOP, per esempio, non può essere reinterpretato. O lo rispetti, oppure lo tradisci. La sua forza sta proprio nella sua origine, nelle sue regole e nella sua unicità. Il nostro equilibrio è questo: essere moderni nel modo in cui portiamo il prodotto nel mondo, ma profondamente fedeli nel modo in cui lo produciamo e ne raccontiamo la storia.

Quali sono oggi le sfide più complesse per un’azienda agroalimentare italiana che vuole crescere all’estero senza perdere la propria identità?

La prima sfida è sicuramente mantenere una qualità costante. Quando si cresce, quando aumentano i volumi e quando si entra in mercati molto grandi come quello statunitense, bisogna essere certi che ogni prodotto rispetti gli stessi standard. Per noi questo è possibile perché abbiamo un forte controllo sulla filiera, dal campo alla trasformazione.

La seconda sfida è comunicare correttamente l’autenticità. Oggi il mercato è pieno di prodotti che usano l’identità italiana come immagine, ma che non sempre hanno un vero legame con l’Italia. Per un’azienda come la nostra, che nasce davvero da una famiglia italiana e da un territorio preciso, è importante spiegare la differenza.

La terza sfida è crescere senza diventare impersonali. Oggi Rega è presente in America, è distribuita, riconosciuta e amata da molti professionisti e consumatori. Ma per me deve restare sempre una storia familiare. La crescita non deve cancellare il volto umano dell’azienda. Al contrario, deve renderlo ancora più forte.

C’è stata una decisione che all’epoca sembrava rischiosa ma che oggi considera decisiva per la crescita dell’azienda?

Sì, sicuramente la fondazione di Rega USA. All’epoca era una decisione rischiosa perché significava investire in un mercato lontano, complesso e molto competitivo. Non avevamo la struttura che abbiamo oggi. C’era una visione forte, ma anche molte incertezze.

Per me, però, era una decisione necessaria. Sentivo che, se volevamo davvero portare Rega in America, non bastava spedire prodotti dall’Italia. Dovevamo esserci. Dovevamo costruire relazioni, fiducia e presenza. Dovevamo mostrare agli americani che dietro quel marchio c’erano una famiglia reale, una storia reale e una promessa di qualità.

Oggi posso dire che quella decisione è stata decisiva. Rega USA ha permesso al marchio di crescere, di farsi conoscere, di entrare sia nel mondo della ristorazione sia nelle case dei consumatori. Ha trasformato una tradizione familiare del Sud Italia in una storia internazionale, senza allontanarla dalle sue radici.

Guardando ai prossimi anni, qual è il prossimo grande obiettivo per Rega? C’è un traguardo che non avete ancora raggiunto ma che vorrebbe vedere realizzato?

Il nostro grande obiettivo è continuare a far crescere Rega nel mondo mantenendo intatta la sua anima.

Vogliamo che sempre più persone, negli Stati Uniti e non solo, comprendano il vero valore del pomodoro San Marzano DOP e il motivo per cui questo prodotto è così speciale.

Vorrei che Rega diventasse sempre di più un punto di riferimento per chi cerca un’identità italiana autentica. Non soltanto un marchio di pomodori, ma un simbolo di qualità, famiglia, tradizione e rispetto per la terra. Un marchio capace di raccontare il Sud Italia nel modo giusto: non come un’immagine romantica, ma come una cultura del lavoro, della materia prima e della cucina vera.

Allo stesso tempo vogliamo continuare a innovare. Stiamo lavorando a nuove linee, a una comunicazione più forte, a prodotti biologici e a un modo più moderno di condividere la nostra storia. Ma per me il traguardo più importante resta uno: fare in modo che le future generazioni della famiglia Rega possano guardare a ciò che stiamo costruendo oggi e riconoscere gli stessi valori con cui tutto è cominciato nel 1965.

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