Negli ultimi anni fare la spesa a New York è diventato uno degli indicatori più immediati del costo della vita in città. Uova, latte, carne e caffè sono entrati nelle conversazioni quotidiane, non solo per la qualità ma per il prezzo. Con gli affitti che assorbono già una quota significativa del reddito medio, l’aumento del costo del carrello al supermercato ha trasformato il modo di pensare la spesa, che è diventata una variabile economica da pianificare con attenzione. A riprova di ciò anche un’analisi nazionale di Consumer Reports, che ha provato a misurare con dati comparabili dove convenga davvero fare la spesa.
Secondo il Bureau of Labor Statistics, tra il 2020 e il 2024 i prezzi dei generi alimentari negli Stati Uniti sono aumentati del 25,5%. Dopo il picco legato alla crisi dell’influenza aviaria, le uova hanno registrato forti oscillazioni – nel 2023 avevano superato in media gli 8 dollari in alcune aree urbane – mentre il caffè è cresciuto di circa il 20% su base annua nell’ultimo periodo disponibile. Le previsioni indicano ulteriori rincari per carne rossa e prodotti dolciari. Anche differenze percentuali apparentemente contenute tra supermercati possono tradursi in centinaia di dollari l’anno per famiglia.
L’indagine di Consumer Reports, realizzata con la società di consulenza Strategic Resource Group, ha confrontato il costo di un paniere standard di prodotti – tra cui beni confezionati, ortofrutta e carne – in nove aree metropolitane statunitensi nel 2025, utilizzando Walmart come riferimento di base. Il risultato mostra scarti superiori al 33% tra le catene più economiche e quelle più costose. I club all’ingrosso risultano i più convenienti: Costco ha registrato prezzi medi inferiori del 21,4% rispetto a Walmart, BJ’s del 21%. Tra le catene senza quota associativa, Aldi e Lidl si collocano circa l’8% sotto la baseline. Seguono insegne regionali come WinCo e H-E-B. Nella classifica delle dieci catene meno costose compaiono anche Target e Wegmans, ma con margini più ridotti.
All’estremo opposto, Whole Foods Market è risultata la più cara, con prezzi medi quasi il 40% superiori rispetto a Walmart. Più sorprendente il posizionamento di Trader Joe’s: pur avendo una reputazione di convenienza per prodotti a marchio proprio e surgelati, il costo complessivo di un carrello tipo è risultato circa il 25% più alto rispetto alla baseline. La differenza, secondo gli analisti, dipende dal mix di prodotti e dal posizionamento premium su alcune categorie fresche. Per chi acquista grandi quantità di beni di base – carne, latte, pasta, prodotti per la colazione – i club all’ingrosso offrono il risparmio più consistente, al netto delle quote annuali (65 dollari per Costco, 60 per BJ’s).
New York conta oltre un milione di residenti in condizioni di insicurezza alimentare secondo le stime di alcune organizzazioni locali, e il costo della vita resta tra i più alti del Paese. Nella pratica, nei cinque borough, le opzioni più economiche coincidono con i punti vendita Costco di Astoria e Sunset Park per gli acquisti all’ingrosso, mentre Aldi e Lidl – in espansione anche a East Harlem e Midtown – sono la migliore alternativa per la spesa settimanale. Poi ci sono le catene di quartiere – Key Food e C-Town – che rimangono competitive solo attraverso promozioni digitali e offerte “buy one get two”.
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