È morto Antonio Zichichi, tra i fisici italiani più importanti al mondo

È morto a 96 anni Antonino Zichichi, fisico italiano specializzato in fisica delle particelle e figura centrale della ricerca scientifica italiana tra la seconda metà del Novecento e i primi anni Duemila. Nato a Trapani nel 1929 e laureato in fisica all’Università di Palermo, Zichichi ha costruito la propria carriera internazionale lavorando in alcuni dei principali centri di ricerca del settore, tra cui il Fermilab di Chicago e il CERN di Ginevra. Dal 1965 al 2006 fu professore ordinario di fisica all’Università di Bologna, contribuendo alla formazione di più generazioni di ricercatori.

Il suo ruolo istituzionale più rilevante fu quello di presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare tra il 1977 e il 1982. In quegli anni promosse e sostenne la realizzazione dei Laboratori nazionali del Gran Sasso, in Abruzzo: un’infrastruttura sotterranea dedicata allo studio delle particelle elementari e dei neutrini, la cui costruzione iniziò nel 1980 e si concluse nel 1985. I laboratori sono ancora oggi uno dei principali poli europei per la fisica sperimentale a bassa energia e rappresentano una delle eredità scientifiche del suo lavoro.

Accanto all’attività accademica, Zichichi fu a lungo un divulgatore molto presente nel dibattito pubblico. In particolare, negli anni Ottanta e Novanta si distinse per le sue prese di posizione contro l’astrologia e le credenze pseudoscientifiche, difendendo il metodo scientifico come unico strumento affidabile di conoscenza. Negli ultimi anni, però, alcune sue dichiarazioni lo avevano progressivamente isolato dalla comunità scientifica: aveva messo in discussione il ruolo dell’inquinamento di origine umana nei cambiamenti climatici e aveva espresso critiche alla teoria dell’evoluzione darwiniana, posizioni considerate superate e non supportate dal consenso scientifico attuale.

Parallelamente, Zichichi era tornato al centro dell’attenzione mediatica anche per motivi extra-scientifici. A partire dalla fine degli anni Duemila, una nuova notorietà gli derivò dall’imitazione proposta da Maurizio Crozza, che lo rappresentava come uno scienziato prolisso e astratto, distante dalla realtà quotidiana. Fu anche brevemente impegnato in politica: nel 2012 venne nominato assessore regionale ai Beni culturali della Sicilia dall’allora presidente Rosario Crocetta, incarico che gli fu revocato all’inizio del 2013 per divergenze politiche.

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