I 250 anni dell’indipendenza americana, oggi

Il 4 luglio negli Stati Uniti si celebra l’Independence Day, la festa nazionale che ricorda l’approvazione della Dichiarazione d’indipendenza da parte del Congresso continentale, a Filadelfia, nel 1776. Nel 2026 la ricorrenza arriva a 250 anni da quel documento, ed è per questo che le celebrazioni sono più grandi del solito. Ma il 4 luglio non coincide con la fine della guerra contro il Regno Unito, né con il momento in cui Londra riconobbe davvero l’indipendenza delle ex colonie: quello avvenne solo nel 1783, con il Trattato di Parigi.

La data è diventata il compleanno simbolico degli Stati Uniti perché il 4 luglio 1776 il Congresso adottò il testo della Dichiarazione. Due giorni prima, il 2 luglio, era stata approvata la risoluzione politica che dichiarava indipendenti le colonie; la firma del documento, invece, non avvenne tutta quel giorno e nemmeno tutta il 4 luglio. La copia su pergamena cominciò a essere firmata il 2 agosto, e alcuni delegati firmarono ancora più tardi.

La Dichiarazione fu scritta soprattutto da Thomas Jefferson, dopo il lavoro di un comitato di cinque persone che comprendeva anche John Adams e Benjamin Franklin. Il testo sosteneva che i governi derivano il proprio potere dal consenso dei governati e che le persone hanno diritti che non possono essere tolti da un sovrano. Era un’idea molto forte nel mondo del Settecento, ma non era applicata a tutti: donne, persone ridotte in schiavitù, nativi americani e molte persone senza proprietà restavano fuori dalla promessa politica contenuta nelle parole “tutti gli uomini sono creati uguali”.

All’inizio gli Stati Uniti non erano il grande Paese continentale che conosciamo oggi. Erano tredici ex colonie britanniche sulla costa atlantica, entrate in conflitto con Londra soprattutto per questioni fiscali e politiche, e poi in guerra nel 1775. Il Trattato di Parigi del 1783 chiuse formalmente quella guerra e riconobbe l’indipendenza americana, ma aprì anche una nuova fase: l’espansione verso ovest, la costruzione di un governo federale, il rapporto violento con le popolazioni native, la schiavitù e, molto più tardi, la guerra civile.

La festa cominciò quasi subito. Nel 1777, un anno dopo la Dichiarazione, Filadelfia – che all’epoca era una delle città più grandi e cosmopolite del mondo – celebrò il 4 luglio con fuochi d’artificio, falò e il suono storico della sua Liberty Bell, divenuta un simbolo dell’America. Nel corso dell’Ottocento la ricorrenza divenne la principale festa civile americana: nel 1870 il Congresso la riconobbe come festa federale, inizialmente per i dipendenti pubblici. Solo più tardi il giorno libero retribuito venne stabilito per tutti.

Col tempo il 4 luglio è diventato una grande abitudine collettiva. Ci sono discorsi ufficiali, parate e cerimonie militari, ma per molte famiglie la giornata significa soprattutto barbecue, picnic, gite al mare, bandiere appese fuori casa e fuochi d’artificio la sera. L’hot dog è uno dei simboli della festa: il National Hot Dog and Sausage Council stima da anni che il 4 luglio negli Stati Uniti se ne mangino circa 150 milioni.

A New York il 4 luglio ha la sua cornice, fatta di acqua, ponti e fuochi d’artificio. Il Macy’s Fourth of July Fireworks, nato nel 1976 e arrivato nel 2026 alla cinquantesima edizione, è uno degli spettacoli più seguiti del Paese. Quest’anno Macy’s ha previsto un’edizione più ampia del solito, con fuochi lanciati dal Brooklyn Bridge, dall’East River e dal West Side di Manhattan.

Il 250º anniversario ha riportato a New York anche una tradizione navale legata ai grandi anniversari americani. Sail4th 250 prevede l’arrivo di tall ships e navi militari da tutto il mondo nel porto di New York e del New Jersey, con una parata il 4 luglio davanti alla Statua della Libertà. Ci sarà anche Nave Amerigo Vespucci, impegnata nel suo Tour Mondiale. Il sai4th riprende la stessa iniziativa che vide New York ospitare una grande parata navale nel 1976, in occasione del bicentenario dell’indipendenza americana.

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