La sfida della dignità: individui o persone nell’era dell’Intelligenza Artificiale

C’è una parola che pronunciamo di continuo senza più ascoltarne il senso: “persona”. La usiamo nei discorsi pubblici, nei telegiornali, nelle conversazioni quotidiane, e intanto il suo significato si è assottigliato, quasi svuotato dall’abitudine. Dire persona equivale oggi, troppo spesso, a dire individuo: un singolo che agisce per conto proprio, che entra in relazione per convenienza, che misura il mondo sul proprio vantaggio. È un fraintendimento sottile, quasi invisibile, capace di produrre conseguenze enormi.

Mi ha colpito l’articolo pubblicato su Avvenire da Antonio Staglianò, dal titolo “Tornare a dire ‘persona’ significa riconoscere una trama di relazioni”, perché offre una riflessione che riguarda ciascuno di noi. Il punto di partenza è la catechesi dell’Udienza generale del 16 settembre, quando papa Leone XIV ha guidato una meditazione sulla Gaudium et spes, soffermandosi sul capitolo dedicato alla comunità umana. A colpire, prima dei contenuti, è la prospettiva: il Pontefice ha chiesto “una vera e propria bonifica del linguaggio”, mettendo in guardia dal rischio di dire “persona” pensando “individuo”.

Quando si riduce la persona a individuo, scrive Staglianò, “la si immagina come una monade isolata, un atomo che entra in relazione solo per calcolo o per convenienza”. In questa logica trova spazio  ciò che l’articolo chiama “la cultura della potenza”: soggetti che competono, si misurano, si affermano gli uni a scapito degli altri. È un modello che percorre l’economia, la politica, i rapporti di ogni giorno. La verità è diversa: “la persona è una trama di relazioni”, e “dire ‘persona’ significa dire ‘essere in relazione’”. La dignità umana, si legge ancora, “la dignità della persona umana sta nell’amore”. Questo amore è la forza generatrice che ci spinge verso l’altro, rendendoci capaci di un’empatia profonda e insostituibile.

E il Pontefice ha ricordato che: “La persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali”, ammonendo contro il rischio di “abituarsi a delegare agli algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana”.

Questa frammentazione trova un riscontro nell’analisi di Zygmunt Bauman sulla “società liquida”, dove i legami umani si fanno fragili e precari, consumati come merci anziché custoditi come valori. Già Émile Durkheim, sociologo francese, ha spiegato che la coscienza personale si forma dentro una coscienza collettiva, intessuta di vincoli morali e riti condivisi. George Herbert Mead, filosofo e sociologo statunitense, ha dimostrato che il “sé” emerge dal confronto con gli altri: diventiamo noi stessi attraverso lo sguardo di chi ci sta accanto. Una sintesi perfetta di questo legame si ritrova in Norbert Elias, sociologo tedesco, che ha parlato di una società degli individui, dove le due dimensioni si compenetrano fino a diventare inseparabili.

Le nuove tecnologie rendono questa verità più urgente che mai. L’ambiente digitale premia la prestazione, la visibilità, l’impatto immediato, mentre tende a relegare sullo sfondo l’ascolto, la cura, la lentezza.

L’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno: affida agli algoritmi decisioni che appartengono alla coscienza, riduce le persone a profili, a dati, a utenti. Il pericolo è di abituarci a demandare ciò che dovrebbe restare saldamente nelle nostre mani.

Custodire la dignità umana significa allora ricordare che nessuna macchina può sostituire la coscienza, che nessun calcolo può quantificare il valore di una vita, che nessuna convenienza può giustificare la violazione di un diritto.

Contro la logica che divide, si può edificare ciò che Paolo VI chiamava “la civiltà dell’amore”, capace di unire e ricomporre. Il vero cambiamento risiede nel coraggio di chiamare “persona” ciò che vive di relazione. È un impegno alla portata di tutti, fatto di ascolto, di sguardi, di piccoli gesti quotidiani. Riconoscere il legame che ci unisce è il primo passo verso un mondo più giusto, più umano e più degno di essere abitato insieme.

L’articolo La sfida della dignità: individui o persone nell’era dell’Intelligenza Artificiale proviene da IlNewyorkese.

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