Atlantic Yards doveva essere una scorciatoia per riuscire ad erigere in una parte centrale di Brooklyn nuove case, uffici, spazi pubblici e portare anche una squadra NBA. Più di vent’anni dopo, il Barclays Center è lì dal 2012, i Brooklyn Nets ci giocano da allora, ma il resto del progetto è rimasto a metà. Lunedì lo Stato di New York ha presentato un nuovo piano da cinque miliardi di dollari per completarlo: sei nuovi edifici, oltre 5.600 appartamenti, più di 1.200 unità a canone calmierato e nuovi spazi aperti sopra e intorno ai binari ferroviari tra Atlantic Avenue e Pacific Street.
Il progetto oggi si chiama Pacific Park, ma per molti a Brooklyn resta Atlantic Yards, il nome con cui fu annunciato nel 2003 dal costruttore Bruce Ratner. All’inizio era stato presentato come una grande operazione di trasformazione urbana: un’arena disegnata da architetti molto noti, torri residenziali, negozi, uffici e migliaia di appartamenti “affordable”. La promessa più importante, anche politicamente, era quella di costruire 2.250 case sotto il prezzo di mercato. Quella promessa non è stata rispettata nei tempi previsti, ed è per questo che ogni nuovo annuncio sul progetto viene recepito con un certo scetticismo o, tutt’al più, come un tentativo di riparare alla mancata consegna iniziale.
Questo, poi, è un periodo in cui New York ha davvero bisogno di case. Secondo l’ultimo Housing and Vacancy Survey, il tasso di appartamenti in affitto disponibili in città è sceso all’1,4 per cento, il livello più basso dal 1968. A maggio, secondo StreetEasy, l’affitto mediano richiesto a Brooklyn è arrivato a 3.895 dollari, il massimo registrato dalla piattaforma per il borough. Questo rende più difficile liquidare il piano come l’ennesimo regalo ai costruttori: costruire 5.600 case in una zona servita da molte linee della metropolitana e dalla Long Island Rail Road avrebbe un effetto decisivo sull’offerta abitativa. Ma non risolve da solo il problema principale, cioè per chi saranno davvero accessibili quelle case.
Nel linguaggio immobiliare di New York, “affordable” non significa automaticamente economico per chi vive già nel quartiere. Significa che l’affitto viene calcolato in base a fasce di reddito definite dall’Area Median Income, un indicatore che spesso include redditi più alti di quelli di molte famiglie residenti nelle zone coinvolte. La proposta prevede una quota di appartamenti per famiglie a basso reddito e una quota per redditi moderati, ma proprio questa seconda categoria è già contestata da associazioni e politici locali, perché rischia di produrre case formalmente agevolate ma comunque fuori portata per molti residenti storici.
Il piano ha anche un problema oggettivo: una parte degli edifici e degli spazi pubblici dovrà essere costruita sopra binari ferroviari ancora in uso. È la stessa complicazione che rende costosi e lenti altri progetti newyorkesi costruiti sopra infrastrutture, da Hudson Yards a Sunnyside Yard. Lo Stato ha già messo 175 milioni di dollari, ma i funzionari hanno ammesso che serviranno altri soldi per realizzare le piattaforme sopra i binari; secondo Gothamist, l’impegno pubblico complessivo potrebbe arrivare a circa 700 milioni di dollari.
La governance del progetto è un altro pezzo della storia. Atlantic Yards non passa dal normale percorso di approvazione urbanistica della città, quello che coinvolge community board, City Planning Commission e Consiglio comunale. È controllato dallo Stato attraverso l’Empire State Development, con una società di sviluppo comunitario che ha un ruolo consultivo. BrooklynSpeaks, una coalizione di gruppi civici che segue il progetto da anni, sostiene che questo assetto abbia ridotto il controllo pubblico sulle decisioni più importanti, comprese le modifiche al piano, la gestione degli spazi aperti e le sanzioni per i ritardi.
Per questo, per il nuovo Atlantic Yards non basterà presentare qualche rendering o annunciare un numero considerevole di appartamenti. Servirà invece una revisione ambientale già nei prossimi mesi, un calendario vincolante, sanzioni applicabili, un’analisi indipendente dei costi e dei sussidi e una definizione chiara delle fasce di reddito per gli appartamenti agevolati. Se tutto andrà avanti, i lavori potrebbero iniziare nel 2028 e durare ancora molti anni. A Brooklyn, quindi, non è cominciata la fine di Atlantic Yards. Al massimo un altro tentativo di chiudere una storia che ha lasciato la città con un po’ di sfiducia.
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