Domenica mattina la visita del Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin a New York è iniziata nel Greenwich Village, nella chiesa cattolica di Our Lady of Pompeii. Il cardinale Parolin, tra le persone più vicine a Papa Leone, è in città per partecipare all’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il cui dibattito principale comincerà martedì 22 settembre.
Prima di incontrare i leader internazionali al Palazzo di Vetro, Parolin ha celebrato messa davanti ai rappresentanti della diplomazia italiana negli Stati Uniti, tra cui il Console Generale d’Italia a New York Giuseppe Pastorelli e l’Ambasciatore Giorgio Marrapodi, Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, per ricordare un anniversario storico legato all’emigrazione dall’Italia: i 125 anni del viaggio negli Stati Uniti di Giovanni Battista Scalabrini, un vescovo italiano – proclamato Santo da Papa Francesco nel 2022 – che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si occupò di creare reti di assistenza per gli italiani che emigravano nelle Americhe.
Nell’estate del 1901 Scalabrini visitò Ellis Island, l’isolotto nella baia di New York che funzionava da centro di smistamento per gli immigrati, e vide le procedure di ingresso e le condizioni in cui venivano accolti gli italiani, che all’epoca arrivavano spesso in grande povertà, senza tutele e senza conoscere l’inglese. Scalabrini cercò di portare il tema delle condizioni dei migranti nel dibattito pubblico americano, arrivando a parlarne direttamente con l’allora presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt, in un incontro alla Casa Bianca il 10 ottobre di quell’anno.
Durante il suo soggiorno newyorkese, Scalabrini visitò la parrocchia di Our Lady of Pompeii e benedisse la nuova sede della Saint Raphael Society, a pochi passi dalla chiesa, un’organizzazione che forniva agli italiani appena sbarcati assistenza legale, indicazioni sui trasporti, pasti e aiuto per il cambio valuta, tutelandoli da truffe e sfruttamento.
Oggi l’edificio della chiesa di Our Lady of Pompeii non è lo stesso visitato da Scalabrini, fu ricostruito negli anni Venti su Carmine Street dopo che la sede originale fu demolita per allargare la Sixth Avenue, ma l’istituzione è rimasta. Nel corso di un secolo, seguendo i cambiamenti demografici del quartiere e della città, si è trasformata: quella che era nata come una cappella per soli italiani oggi è una parrocchia multietnica in cui si celebrano messe in cinque lingue diverse, tra cui spagnolo, portoghese e tagalog (la lingua delle Filippine).
Il passaggio centrale dell’omelia è stato un invito a guardare oltre le differenze politiche e le frontiere, partendo da una convinzione: nessun Paese, da solo, è in grado di affrontare le grandi sfide contemporanee.
Una posizione in linea con il principio del multilateralismo su cui si fondano le Nazioni Unite, ma che oggi trova forti opposizioni da parte di vari governi che spingono per politiche nazionaliste e di chiusura dei confini.
Il Segretario di Stato Vaticano Parolin ha richiamato la necessità di politiche lungimiranti, capaci non soltanto di gestire i movimenti migratori quando arrivano alle frontiere, ma di comprenderne e affrontarne le cause, le condizioni che costringono milioni di persone a lasciare la propria terra.
In questo senso, ha sottolineato, l’intuizione di Scalabrini conserva una sorprendente attualità: una Chiesa aperta, capace di riconoscere l’altro e di non considerare nessuno straniero.
Parolin ha ricordato che nel 1901 gli italiani a New York avevano bisogno di qualcuno che li difendesse dagli abusi. Citando questa circostanza davanti alle delegazioni diplomatiche che si preparano ai vertici dell’ONU, il Segretario di Stato ha suggerito di applicare la stessa prospettiva alle persone che oggi cercano di superare i confini dei paesi più ricchi, ricordando ai presenti che un tempo i migranti erano loro.
L’articolo Il Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin a New York sulle orme di Scalabrini: «Nessuno sia considerato straniero» proviene da IlNewyorkese.





